Il protagonista

Come alcuni di quanti hanno letto il mio primo romanzo già sanno, per il protagonista di Piccoli passi nel buio mi ero ispirato ad una persona che conosco molto bene.
I due non hanno in comune solo il nome di battesimo, ma anche gli aspetti caratteriali e le caratteristiche fisiche.

Avere un riferimento reale mi ha facilitato il lavoro.
Come avrebbe reagito il mio protagonista di fronte ad un particolare evento? Che tipo di atteggiamento avrebbe assunto nei riguardi di un determinato personaggio?
Tutti quesiti che, avendo un riferimento concreto, avrebbero trovato una semplice risposta.
Inoltre, sono proprio i suoi tratti caratteriali, il suo altruismo e la sua generosità, che lo porteranno ad essere l’eroe, sebbene suo malgrado. Perché nonostante l’impulso ad aiutare il prossimo, Raimundo non sarebbe mai stato capace di nascondere le sue paure e non avrebbe mai affrontato le insidie e i misteri che gli si pongono di fronte con coraggio e spensieratezza.
Li affronta, certo, ma con timore. E più di una volta dubita di poter andare avanti e di riuscire a portare a termine il suo compito.

E per il secondo romanzo?
Siamo di nuovo ad Ilhéus, perché è una città che mi è rimasta nel cuore. Stavolta però, per esigenze di trama, avevo bisogno di qualcuno che svolgesse delle indagini. Un poliziotto dunque. Ma che tipo di poliziotto? Non mi piacciono gli eroi perfettini e questo si evince chiaramente già dal mio primo lavoro: nessuno dei suoi personaggi può essere definito tale.

Volevo una figura burbera, che lottasse quotidianamente con i suoi problemi e che pian piano imparasse a conviverci e a superare la sua iniziale apatia. Fisicamente l’avevo immaginato un po’ sovrappeso, con lo sguardo austero ma che al tempo stesso facesse trapelare la sua vera natura di persona corretta, altruista e con un profondo senso del dovere.
Ha vissuto una terribile tragedia e questo l’ha spinto ad isolarsi e a perdere interesse per ciò che lo circonda, a cominciare da quello che è il suo lavoro. Ma un nuovo caso lo porterà a fare i conti col suo passato.

policia-civil

“Aveva parcheggiato il pick-up in uno dei posti a pettine riservati al personale, facendo stridere rumorosamente i copertoni. Il suo capo lo stava attendendo sull’uscio. Teneva il cellulare stretto con entrambe le mani, probabilmente stava cercando il suo numero per chiamarlo e chiedergli che fine avesse fatto, come se tredici minuti rappresentassero un ritardo imperdonabile. Aveva fatto di peggio.
«Sei arrivato finalmente.», esclamò Rogerio Marinho, comandante del distretto di policia civil di Ilhéus.
Jadson lo ignorò. Gli venne spontaneo farlo, mentre affrontava i pochi gradini che lo separavano dall’ingresso dell’edificio. Ormai faticava a prestare attenzione a discorsi ben più importanti di quello. Si limitò a sollevare il braccio destro tenendo la palma della mano ben aperta, in un gesto che, nelle intenzioni dell’ispettore, voleva essere un semplice saluto, ma che il suo capo interpretò come un timido tentativo di scusarsi per il ritardo. Tanto bastò per placarlo e convincerlo a desistere dal dare ulteriormente addosso al suo sottoposto.”

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