Piccoli passi nel buio – un estratto

Di seguito vi propongo un estratto del mio libro “Piccoli passi nel buio”. Buona lettura.

 

[…]
Che diavolo stai facendo?”, si era detta Adriana, “Manuela è la donna della tua vita!
Aveva scacciato con fermezza quest’ultimo pensiero. In fondo aveva solo accettato un invito a cena e non aveva fatto niente di male. Non ancora.

Finirono a letto insieme quella stessa notte. Al termine di una splendida cena a base di pesce, consumata a lume di candela in un ristorante sugli Champs-Élysées, Sophie si era candidamente informata sull’hotel presso cui alloggiava la sua nuova amica. Una volta ottenuta questa prima informazione, la curiosità successiva fu quella di sapere se nella sua camera ci fosse posto a sufficienza per due persone. In realtà la domanda precisa fu se nel suo letto ci fosse posto a sufficienza per due persone. La risposta in ogni caso, fu affermativa e meno di un’ora dopo la giovane modella ebbe modo di appurare di persona la veridicità della risposta di Adriana.
Si spogliò rapidamente (l’aveva fatto tante volte quella sera che ormai le venne naturale farlo ancora) e si infilò, completamente nuda, nell’ampio letto matrimoniale, lasciando un lembo del lenzuolo aperto come esplicito invito all’altra donna a fare ciò che aveva appena fatto lei e a raggiungerla. L’invito fu accettato. Fecero l’amore con una passione che travolse Adriana, quasi fosse una ragazzina alla sua prima esperienza.

Sophie si era addormentata per prima. Era stesa sul fianco, ancora nuda nonostante il periodo invernale. Adriana ne aveva approfittato per fare una lunga doccia, assaporando il tepore dell’acqua che scrosciava sul suo corpo, poi si era asciugata e aveva indossato il caldo e morbido accappatoio bianco dell’hotel. Aveva attraversato la stanza avendo cura di non far rumore per non svegliare la ragazza ed era uscita sul balconcino della sua stanza al settimo piano. Non era una serata particolarmente fredda o forse era il tessuto dell’accappatoio a proteggerla egregiamente. Di fronte a lei, aveva scrutato le case sul lato opposto della strada, più basse rispetto all’edificio dell’hotel e altre ancora al di là di queste. La città era viva più che mai e i rumori del traffico sottostante le giungevano distintamente alle orecchie nonostante l’altezza in cui si trovava.
Inevitabilmente il suo pensiero era andato nuovamente a Manuela. Alla sua Manuela. L’aveva tradita, ormai questo era un fatto incontrovertibile. Avrebbe dovuto confessarglielo? Adesso era questo il principale interrogativo da porsi.
Erano da poco passate le 23 e lei non aveva assolutamente sonno. E Manuela? Cosa starà facendo in questo momento? Sarà in casa? Starà già dormendo? Dovunque si trovasse in quel momento e qualunque cosa ella stesse facendo, l’unica certezza era che tra loro ci fossero più di 1500 chilometri di distanza. Una distanza che Adriana aveva stimato essere sufficiente per tenere la sua compagna all’oscuro del suo tradimento.

E’ stata una passione momentanea, domani lo dico a Sophie e tra qualche giorno torno a Lisbona da Manuela. Questo si era detta prima di rientrare in camera e mettersi a letto. Accanto alla giovane modella.
E’ solo una passione momentanea, domani lo dico a Sophie e tra qualche giorno torno a Lisbona da Manuela. Se lo era ripetuto il giorno dopo. E quello dopo ancora. Nel frattempo i giorni passavano e si avvicinava la data del suo rientro.

Aveva il volo quella sera. Alle dodici aveva lasciato libera la camera e sempre in compagnia di Sophie, si era incamminata in cerca di un posto discreto dove pranzare. Terminato il pasto, Sophie le aveva chiesto di accompagnarla a casa. Negli ultimi giorni si era praticamente trasferita nella stanza dell’hotel di Adriana e ora era arrivato il momento di tornare al suo piccolo appartamento in periferia. Adriana aveva guardato il suo orologio. C’era tempo sufficiente per farlo, per cui aveva acconsentito. In meno di quaranta minuti, sfruttando la praticità delle metropolitane parigine, erano davanti al portone della casa della ragazza.
“Sali un attimo a bere qualcosa. Un minutino solo dai…”. Saranno stati i suoi splendidi occhi azzurri che la imploravano o il desiderio di poter godere ancora del suo corpo meraviglioso, fatto sta che le era sembrato che un’onda del mare avesse cancellato in una rapida passata tutte le buone intenzioni che lei aveva pazientemente scritto sulla sabbia.
Era a letto con Sophie quando il suo cellulare aveva squillato. Era Manuela che le chiedeva a che ora sarebbe arrivata. La decisione di confessarle tutto l’aveva presa mentre Sophie era intenta a succhiarle un capezzolo.
Avrebbe potuto inventarsi una balla qualsiasi. Avrebbe potuto dirle che il suo volo era stato cancellato o che improvvisi nuovi impegni l’avevano costretta a rimandare la partenza. Ma non l’aveva fatto. Semplicemente le aveva raccontato del suo tradimento e le aveva detto che non sarebbe tornata a Lisbona. Non l’avrebbe mai fatto se fosse stata a conoscenza della serie di eventi che le sue parole avrebbero scatenato.

L’impiegata della TAP, una donna bassina e minuta che quasi scompariva dall’altra parte del desk, stava verificando la disponibilità per il viaggio da lei richiesto.
Adriana non ci aveva pensato su più di tanto e trenta minuti dopo la sua telefonata con Manuela, era già su un taxi diretta verso l’aeroporto. Doveva raggiungerla e spiegarle di persona che quello che era successo era stato solo un errore da parte sua, un grosso errore, d’accordo, e che il suo amore per lei non era mai venuto meno. Era necessaria un’azione eclatante e quale azione più eclatante di quella di prendere un aereo e raggiungerla a migliaia di chilometri di distanza, in un altro continente? Sarebbe andata ad Ilhéus, in qualunque angolo del Brasile si trovasse questa diavolo di città, a proposito:
«Per curiosità, sa dirmi dove si trovi esattamente Ilhéus? Mi hanno detto di recarmi lì ma non ho avuto tempo di informarmi…», chiese Adriana, approfittando del fatto che l’impiegata sembrava in attesa di risultati dal suo pc.
«E’ in Bahia, un po’ più a sud rispetto alla capitale Salvador.»
Si chinò a cercare qualcosa, poi si rialzò e passò ad Adriana un opuscolo con le rotte intercontinentali operate dalla TAP. Aveva cerchiato con la penna un punto appena sotto Salvador, scrivendo “Ilhéus” accanto ad esso.
«Ecco qua.», disse porgendole l’opuscolo.
Adriana lo osservò un istante. Cosa diavolo c’era andata a fare lì Manuela? Con tutti i posti turistici rinomati che ci sono in Brasile… Rio, Fortaleza, Natal… la stessa Salvador… Magari conosceva qualcuno lì? O qualcuna…
I suoi pensieri furono bruscamente interrotti dalla vocina della sua interlocutrice che, senza distogliere lo sguardo dal monitor, la informava scuotendo il capo che non c’erano posti per quella sera.
«Ha controllato tutte le possibilità?», chiese Adriana, quasi supplicandola.
«Mi spiace. Ho controllato tutte le combinazioni possibili. Purtroppo non ci sono più posti sui voli intercontinentali. Sa, è periodo di vacanze e poi lì sono in piena estate…»
«Capisco. Provi a verificare per i prossimi giorni.»
Senza neanche rispondere, se non facendo un lieve cenno col capo, la donna riprese a digitare sulla tastiera del suo computer. Di tanto in tanto scuoteva la testa sconsolata e tornava a digitare. Ad un certo punto la sua espressione cambiò e un angolo della sua bocca si piegò leggermente accennando un sorriso. Un ultimo click col mouse poi sollevò lo sguardo verso Adriana:
«Ho trovato qualcosa», disse, «Però…», aggiunse tornando a guardare il monitor. Passarono altri cinque secondi, poi di nuovo: «…però…»
Adriana si morse le labbra cercando di trattenersi dall’avventarsi sull’impiegata e sollevarla per il bavero della giacca. Respirò a fondo e si limitò a chiederle col tono più dolce che le potesse venire:
«Però cosa, scusi?»
«Sono riuscita a trovarle un posto sul volo Lisbona Sao Paulo per domani, 24 dicembre. Arriverebbe a Sao Paulo la mattina del 25, però…» e si fermò di nuovo.
«Però cosa?»
Stavolta il tono non era più così dolce come prima. L’impiegata se ne rese conto e rispose senza perdere altro tempo.
«Non riesco a trovare nulla da Sao Paulo ad Ilhéus, sia partendo da Guarulhos che partendo da Congonhas.» Ok, fino a Sao Paulo riesco ad arrivarci, pensò Adriana.
«C’è qualche altro modo per raggiungere Ilhéus da lì?»
«Potrebbe proseguire in autobus, ma l’avverto che il viaggio dura più di un giorno. Potrebbero volerci più di 30 ore, contro le due che impiegherebbe in aereo.»
La ragazza si accorse dello sconforto della cliente, per cui aggiunse:
«Se ha davvero urgenza di raggiungere Ilhéus, le consiglio di acquistare comunque il biglietto per Sao Paulo e, una volta lì, può verificare in aeroporto, direttamente con le compagnie locali, se ci dovessero essere disponibilità dell’ultimo momento. Di solito qualcosa si libera sempre, però purtroppo io da qui non posso metterla in lista d’attesa. Se proprio non dovesse trovare nulla, cosa che escludo, può sempre ricorrere all’autobus.»
Adriana non ci pensò su nemmeno un secondo.
«Lo prendo.», disse senza neanche informarsi sul prezzo.
Le costò un occhio della testa, considerando il periodo festivo e il fatto che fossero gli ultimi posti a disposizione in business class. Come data di ritorno scelse il sette gennaio, tanto avrebbe potuto cambiarla prima di rientrare, pagando col restante occhio della testa. L’importante era raggiungere Manuela.

Di solito qualcosa si libera sempre”. Sì, come no.
Il suo volo era giunto all’aeroporto Guarulhos in perfetto orario e la prima cosa che aveva fatto Adriana dopo aver superato il controllo dei documenti, era stata quella di recarsi alle biglietterie della TAM e della GOL con la speranza di riuscire ad imbarcarsi su un volo per Ilhéus. Speranza vana. Aveva atteso senza successo fino alla partenza dell’ultimo volo con l’unico risultato di perdere anche l’ultimo autobus. Controllò il tabellone delle partenze. Il primo volo del mattino con scalo ad Ilhéus era previsto per le sei. Decise di passare la notte in aeroporto in quanto cercarsi un albergo sarebbe stata solo una perdita di tempo. Avrebbe aspettato fino all’ora di pranzo, poi si sarebbe rassegnata a raggiungere la rodoviaria per prendere l’autobus.
Non ce ne fu bisogno. Poco prima delle tredici fu chiamata da un’impiegata della TAM che le comunicava con un sorriso a trentadue denti, che si era liberato un posto per lei sul volo in partenza da lì a poco per Salvador.
Si addormentò ancor prima che l’aereo si staccasse dal finger e si svegliò nel momento in cui il carrello del velivolo toccava pesantemente la pista dell’aeroporto Jorge Amado di Ilhéus. D’altronde, nelle ultime due notti aveva dormito sì e no un paio d’ore.
La parte più difficile arrivava adesso. Certo Ilhéus non era una metropoli e non era neanche lontanamente paragonabile a città come Sao Paulo o Rio de Janeiro, ma era pur sempre una cittadina di circa trecentomila abitanti, che si estendeva per diversi chilometri da nord a sud. Trovare Manuela non sarebbe stato facile.

[…]

Disponibile sia in versione ebook per Kindle che in formato cartaceo:

 

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