Come nasce un romanzo?

Come nasce un romanzo? Una domanda a cui chiunque abbia scritto un libro, risponderà in maniera differente. Restringo un po’ l’ambito e provo a pensare a come è nato il mio “Piccoli passi nel buio”.

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La storia portante, quella che io chiamo l'”Idea“, mi era venuta in mente diverso tempo fa, ma è rimasta nel cassetto per almeno un paio d’anni. Più volte ho aperto un nuovo documento in word e ho iniziato a mettere giù le prime frasi, ma ogni volta mi fermavo, timoroso del fatto che completare un romanzo, potesse essere un compito ben al di là delle mie capacità.

Ma non era solo questo. L’Idea c’era, ma restavano comunque diversi “buchi”. Perché un romanzo funzioni, la trama deve scorrere in maniera coerente e ogni avvenimento deve avere una giustificazione plausibile. Questo vale anche se il racconto sfrutta tematiche soprannaturali: non bisogna calcare la mano e occorre in ogni caso fare in modo che gli eventi non accadano mai per caso.

Ho isolato quindi, quelli che erano i punti chiave del racconto e gli snodi che risultavano ancora deboli da un punto di vista logico. Mi sono concentrato su ognuno di questi, scartando di volta in volta le ipotesi che non mi convincevano al 100%, fino a quando non sono riuscito a trovare il giusto collegamento. Al termine di questo lavoro, avevo in mano una sequenza di avvenimenti coerente e senza intoppi. L’Idea aveva ora anche una Trama.

La mia storia aveva bisogno di diversi personaggi. Nessuno di questi, eccetto forse il personaggio di Raimundo, doveva risultare più importante degli altri. E’ chiaro però, che un autore si affezioni maggiormente ad un personaggio piuttosto che ad un altro, ma questo, almeno nel mio caso, è successo col procedere della storia. Qualcuno doveva morire ma non avevo ancora deciso chi dovesse essere. La scelta è venuta spontaneamente man mano che scrivevo il mio libro.

Tirando le somme, la mia strategia di scrittura è stata questa: per prima cosa l’Idea (senza non si va da nessuna parte), a seguire la Trama e infine i personaggi, cercando di caratterizzarli il più possibile, decidendo per ognuno di questi le principali caratteristiche, sia fisiche che caratteriali, i loro vizi (uno dei miei personaggi è un alcolista) e le loro virtù. Il resto, i dettagli e le idee minori, sarebbero venuti da sé.

Nel suo “On writing”, Stephen King afferma che “le storie si costruiscono da sole e lo scrittore ha il compito di trascriverle“. Nel mio caso, questa affermazione è risultata vera in parte. King estremizza il concetto suggerendo di non perdere tempo a tessere una trama prima di cominciare a scrivere. Io invece un bel po’ di tempo per questo compito l’ho perso. Nel passaggio dall’Idea al libro finito, si attraversano diversi livelli di dettaglio, sta a chi scrive decidere dove fermarsi prima di cominciare a mettere giù le prime parole.

Io ho aspettato di avere tra le mani un susseguirsi di eventi coerenti, ma devo dire che molti avvenimenti, alcuni anche piuttosto importanti, non erano stati assolutamente previsti o pianificati prima che questi accadessero. Si sono semplicemente “costruiti da soli”.

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